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“Mare fuori” ha avuto un enorme successo mediatico: narra le vicende di vari detenuti e di alcuni membri del personale dell’immaginario IPM – istituto penitenziario minorile – di Napoli, liberamente ispirato al carcere di Nisida.

Perché questa serie, così cruda e realistica, soprattutto nelle prime due stagioni, dovrebbe essere vista da ogni educatore e, di conseguenza, discussa nelle aule scolastiche, negli oratori, nei gruppi sportivi ed in qualunque ambiente educativo?

Per spiegarlo ho bisogno del miglior sistema educativo mai proposto ed espresso sul campo fino ad ora, parlo senza paura di essere smentito, del sistema preventivo di don Bosco, sostenuto da tre filoni essenziali uno all’altro: Ragione, Religione, Amorevolezza.

Sulla Religione lascio spazio alla capacità spirituale delle suore salesiane e dei preti salesiani, per la ragione propongo una definizione a prova di stupido, ed io che l’ho capita ne sono la prova vivente, che ne spiega al meglio il significato: “Ragione è illuminare la mente per fare buono il cuore”, non credo servano altre parole se non la consapevolezza di ciò che don Bosco ha lasciato in eredità.

L’amorevolezza è il metodo per attuare la Ragione, mette a fuoco la centralità della relazione interpersonale nell’educazione, considera la persona, il giovane, un essere sociale, un sistema aperto, un essere razionale.

La relazione dettata dall’Amorevolezza di don Bosco, è quella trama invisibile, ma consistente e significativa della nostra vita, fattore primario della sua qualità.

Nel sistema preventivo di don Bosco le relazioni interpersonali, intenzionalmente educative, sono l’unica condizione per l’efficacia del metodo, senza presenza tra i giovani non c’è confidenza non c’è amore, senza amore non c’è fiducia, senza fiducia non ci può essere educazione.

L’educatore “preventivo” per il santo è presente, ascolta, ragiona, dialoga; rende le sue richieste ragionevoli, trasforma il dovere in piacere; è un amico che offre gli strumenti per pensare in modo critico, si fida della ragione ed è continuamente impegnato ad “allargarla” per comprendere se stesso e gli altri, il mondo; per don Bosco era essenziale aiutare il ragazzo, da quello più disperato al migliore – da Michele Magone a san Domenico Savio per intenderci – a diventare ed essere un buon cristiano e un onesto cittadino del domani.

“Sono con voi ma non sono uno di voi” questo diceva don Bosco, e la cosa più irrazionale guardando la seria tv “Mare fuori” è come gli adulti della fiction che lavorano con i diversi incarichi all’ IPM di Napoli, traducano bene il sistema preventivo di don Bosco.

Giovani che arrivano nel carcere minorile con un destino già segnato, cresciuti in un sistema di regole che paga la violenza con la violenza, a cui il destino ha fatto lo sgambetto…Ciro, il figlio del camorrista e tutta la sua manovalanza, i suoi seguaci nel penitenziario; Carmine, anche lui figlio di una famiglia camorrista, col cuore buono che, contro tutte le dinamiche familiari, decide di vivere una vita normale, fino a quando il destino non lo trasforma in assassino; Filippo, milanese figlio di una famiglia borghese, studente modello che si trova a Napoli per festeggiare il diploma e una bravata gli cambia radicalmente la vita; Naditza una zingara napoletana capace di opporsi ai soprusi di un contesto familiare “particolare”, scegliendo il carcere minorile alle imposizioni matrimoniali dei suoi genitori; Cardiotrap, che trasforma il dolore della violenza domestica, subita insieme alla mamma da bambino, in canzoni capaci di curare.

Ragazze e ragazzi, fagocitati, in un vortice violento dalle proprie scelte, dalle trappole e dai bivi suggeriti, anche in modo subdolo, dalla vita; il carcere diventa uno spazio dove si cresce e si lotta, come in tutti gli ambienti educativi.

C’è chi sbaglia con premeditazione e chi pensa che lo sbaglio sia farsi arrestare e non il crimine, nella scuola c’è chi esaspera l’insegnante e la classe con la stessa dinamica.

Quando si è adolescenti, il confine fra il bene e il male è spesso labile, un filo sottile su cui si vuole camminare per mettersi alla prova e soddisfare i propri desideri, senza paura o, forse, senza mostrare di averla.

Mare fuori è un ventaglio di storie fra le più disparate che ci aiuta a leggere quelle dei nostri giovani: le scelte condizionano la vita dei ragazzi, ed è compito di ogni educatore responsabile – Educare: dal latino educere, ducere = condurre, guidare- fornire ad ognuno, secondo le proprie esigenze e caratteristiche, i mezzi per non fare la scelta sbagliata.

Mare fuori è pieno di speranza, il lavoro che fanno la direttrice, le guardie carcerarie e gli educatori, sono un principio di responsabilità sociale nei confronti dei detenuti, nella speranza che un giorno, dopo aver scontato la loro pena, anche solo uno di loro possa avere da riempire nuove pagine della propria vita, molto simile alla vocazione che un buon educatore preventivo deve avere: permettere al giovane di diventare un buon cristiano (secondo lo spirito salesiano) ed un onesto cittadino, portando ricchezza morale e spirituale a sé e agli altri.

Gli educatori sfruttano, o meglio “valorizzano” le potenzialità di alcuni per coinvolgerne altri, come don Bosco. Non scelgono i più tranquilli e buoni: per trascinare il gruppo hanno bisogno dei leder, e per sceglierli hanno prima bisogno di ascoltare ed osservare, sentire e leggere il linguaggio non parlato, quello che ogni adolescente, da sempre, grida al mondo senza mai usare la voce.

Conosco un solo modo per tradurre quelle grida, quelle emozioni nascoste, un modo semplice che sta tutto in una frase appunto di don Bosco: “Educare è cosa del cuore”.

Mare Fuori: adulti che mettono il cuore oltre l’ostacolo, che si concentrano nello scopo finale che è quello di salvarne almeno uno.

Ecco, secondo me, alcuni parallelismi fra i personaggi di Mare Fuori e la nostre realtà.

  • Gennaro il prof. con tanti anni di servizio alle spalle. Ormai sa bene come gestire gli allievi senza farsi intimorire, grazie al suo lato paterno e protettivo e senza mai permettere che gli manchino di rispetto.
  • Liz la professoressa autocritica che si fa rispettare, ma che alla fine ha sempre il preferito della classe per cui chiude un occhio.
  • Amelia la professoressa di italiano che prova a trasmettere l’importanza dello studio toccando le corde dell’interiorità attraverso la lettura delle poesie.
  • Sofia la docente che odia gli studenti vivaci (c’è sempre in ogni scuola) ed è sempre pronta a fargliela pagare.
  • Beppe l’educatore, il docente appassionato del proprio lavoro, crede nell’animo puro di ogni studente e combatte per tirar fuori il meglio di ognuno.
  • Il Comandante il mio preferito, il dirigente scolastico che sembra rabbioso, ma poi ne percepisci la voglia di fare, pronto a mettere la sua vita nelle mani di ogni ragazzo.
  • La Direttrice la preside che per amore dei suoi studenti e dei suoi docenti di cui ha stima, non esita a mettersi nei guai per difenderli.

 

Mare Fuori ci invita a riflettere su quanto sia importante e imprescindibile la strada del dialogo, trasformare le proprie emozioni negative, di rabbia e di frustrazione, in occasioni di crescita e confronto aperto, che la società tutta dovrebbe incentivare. Mare fuori entra in un carcere minorile e lo fa diventare umano, normale, non distante da noi, scardinando ogni pregiudizio.

Anche don Bosco è entrato nelle carceri, appena arrivato a Torino, anche don Bosco reputava imprescindibile la strada del dialogo sostenuta dalla fiducia conquistata con i gesti per queste anime perse.

Don Bosco, con il suo sistema preventivo ha scardinato ogni pregiudizio verso i giovani della strada, come il comandante di Mare fuori, mettendo a rischio la sua vita per ognuno dei suoi ragazzi senza mai porsi limiti.