Progetto YEC - Una formazione dei formatori per migliorare l’occupabilità dei giovani attraverso le soft skills

Progetto YEC - Una formazione dei formatori per migliorare l’occupabilità dei giovani attraverso le soft skills

Dal 15 al 19 Febbraio la Sede Nazionale del CIOFS-FP ha tenuto online la formazione dei formatori prevista all’interno del progetto europeo YEC (Youth Employability Competences), per migliorare l’occupabilità dei giovani attraverso le soft skills. L’evento formativo ha coinvolto circa 20 partecipanti tra formatori, tutor, orientatori e operatori giovanili, provenienti dalla Finlandia, dalla Polonia, dall’Irlanda e ovviamente dall’Italia, in particolare dall’Emilia-Romagna, dalla Calabria, dal Lazio e dal Piemonte.

Poiché il progetto ha già sviluppato dei moduli formativi dedicati alle diverse Soft skills individuate come competenze chiave per l’occupabilità, la formazione in questione ha voluto offrire tecniche e metodologie di applicazione partecipative ed esperienziali spendibili in molteplici contesti e adattabili alle differenti esigenze di ognuno. Si è trattato dunque di un lavoro fatto per intervenire ad un meta-livello di riflessione sul proprio lavoro quotidiano, in cui la consapevolezza e l’auto-riflessione rappresentano ingredienti fondamentali per fronteggiare le sfide quotidiane con giovani in difficoltà, soprattutto in questo periodo in cui l’emergenza Covid ha ulteriormente compromesso l’occupazione giovanile.

Le tecniche, i giochi di ruolo, gli esercizi proposti sono stati presi in prestito principalmente dal Teatro dell’Oppresso/a (TdO), una forma di teatro non convenzionale, con una forte valenza educativa. Nel TdO si sperimentano direttamente le “meccanizzazioni” corporee e comunicative che ognuno di noi sedimenta nella vita quotidiana e, attraverso l’incontro con l’altro/a, il soggetto intraprende un percorso di “coscientizzazione”, passo primo e necessario verso il cambiamento.

Il TdO non pretende di fornire verità, ma si propone piuttosto come pratica maieutica che spinge gli individui verso il dialogo e il confronto, verso la ricerca di risposte nuove e non stereotipate, proponendo un insieme di tecniche con l’esplicita finalità di attivare processi di conoscenza e di trasformazione delle realtà considerate più opprimenti. E di certo questo momento storico, tra  Covid, DAD e distanziamento sociale, può considerarsi indubbiamente tale