Guardare oltre i numeri, per tornare a vedere le persone.
È questo il filo conduttore dell’intervento di Suor Manuela Robazza, Presidente della Fondazione CIOFS-FP ETS, che ha preso parte alla Camera dei Deputati all’evento “NEET, giovani non invisibili: tra cura e rinuncia, una lettura di genere del fenomeno”, promosso da Fondazione Gi Group nell’ambito del progetto DEDALO – Laboratorio permanente sul fenomeno NEET.
Al centro dell’iniziativa, la presentazione della seconda edizione del Rapporto Dedalo, che offre una lettura approfondita del fenomeno dei NEET attraverso una prospettiva di genere, mettendo in luce criticità, opportunità e possibili strategie di intervento grazie al contributo di istituzioni, enti di formazione, imprese e organizzazioni del terzo settore.
Nel suo intervento conclusivo, Suor Manuela Robazza ha innanzitutto espresso il proprio ringraziamento a Fondazione Gi Group per il lavoro svolto, definendolo «un lavoro eccezionale, importantissimo, di grande orizzonte, spessore e profondità», sottolineando come il valore del Rapporto non risieda soltanto nella qualità dei dati raccolti, ma soprattutto nella capacità di generare riflessioni e responsabilità condivise.
«Ognuno di noi può e deve fare qualcosa», ha affermato, invitando tutti ad approfondire il Rapporto e a trasformarne i risultati in azioni concrete.
La Presidente ha inoltre apprezzato il fatto che il dibattito abbia saputo superare i luoghi comuni che troppo spesso accompagnano il tema dei giovani che non studiano e non lavorano, scegliendo invece di interrogarsi sulle cause del fenomeno e sulle possibili risposte educative.
Per raccontare il proprio punto di vista ha scelto di condividere tre storie.
La prima, tratta dal Vangelo, è quella della figlia di Giairo. Un racconto che diventa un invito rivolto agli adulti a non considerare i giovani come persone perdute, ma come ragazze e ragazzi che aspettano qualcuno disposto ad avvicinarsi, prenderli per mano e accompagnarli nel loro cammino.
«I giovani non sono perduti. Siamo noi che dobbiamo trovare il modo di incontrarli.»
Il secondo racconto ha riportato alle origini della tradizione educativa salesiana, ricordando la figura di Santa Maria Domenica Mazzarello. Dalla sua intuizione di aprire un laboratorio per insegnare un mestiere alle ragazze nasce un modello educativo che ancora oggi continua a caratterizzare la missione del CIOFS-FP.
«La formazione professionale crede nell’imparare facendo. È una risposta concreta ai bisogni dei giovani e dobbiamo continuare a renderla sempre più conosciuta e valorizzata.»
Infine, Suor Manuela ha condiviso un’esperienza in corso in Emilia-Romagna che vede protagonisti giovani provenienti da Etiopia, Sud Sudan e Angola, inseriti in percorsi ITS. Accanto al loro impegno nello studio e nell’apprendimento della lingua italiana, è nato spontaneamente un gesto di grande valore: alcuni compagni di corso hanno scelto di dedicare il proprio tempo libero per aiutarli a imparare l’italiano.
Un episodio semplice, ma capace di raccontare come i giovani, quando vengono messi nelle condizioni di partecipare, sappiano diventare protagonisti di relazioni autentiche e di una comunità che cresce insieme.
«Non consideriamoli solo oggetti di studio. Consideriamoli soggetti, persone con cui entrare in relazione.»
Nel concludere il suo intervento, la Presidente della Fondazione CIOFS-FP ETS ha richiamato l’attenzione sul valore dell’ascolto e della relazione educativa, ricordando il messaggio ricevuto da una studentessa al termine dell’esame di maturità. Un’esperienza che raccontava quanto fosse stato significativo il percorso di PCTO, ma anche quanto fosse mancato qualcuno disposto ad ascoltarla davvero.
Da qui l’invito rivolto a tutti coloro che operano nel mondo dell’educazione, della formazione e del lavoro: non limitarsi a osservare il fenomeno dei NEET attraverso i numeri, ma costruire relazioni capaci di generare fiducia, partecipazione e futuro.
Per la Fondazione CIOFS-FP ETS, il contrasto al fenomeno dei NEET passa infatti dalla capacità di guardare ogni giovane negli occhi, riconoscerne il valore e accompagnarlo nella scoperta dei propri talenti.
Perché dietro ogni dato c’è una persona. E ogni persona merita qualcuno che creda nelle sue possibilità.