Il futuro della IeFP passa dalla capacità di leggere con lucidità i cambiamenti del lavoro, ma anche di continuare a mettere al centro le persone, i loro talenti e la possibilità di costruire percorsi di crescita realmente accessibili a tutti.
È da questa prospettiva che, il 22 settembre a Palazzo Wedekind, a Roma, CIOFS-FP ETS ha aperto ufficialmente il percorso verso il 38° Seminario Europa, in programma il 15 e 16 ottobre a Frascati. Un confronto tra istituzioni, rappresentanti della formazione professionale e territori, moderato da Gianni Bocchieri, che ha cominciato a mettere a fuoco alcune delle questioni decisive per il futuro della filiera.
Il punto di partenza è un mercato del lavoro che cambia rapidamente e che, allo stesso tempo, fatica a trovare molte delle competenze di cui ha bisogno. Walter Rizzetto, Presidente della XI Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati, ha richiamato la necessità di ridurre le differenze tra i territori, garantire maggiore stabilità alle risorse e accompagnare l’evoluzione tecnologica con percorsi formativi realmente aggiornati.
La formazione professionale, in questa prospettiva, non può limitarsi a inseguire i cambiamenti, ma deve contribuire ad anticiparli: aggiornamento dei laboratori, nuove tecnologie, transizione digitale ed ecologica, intelligenza artificiale, ma soprattutto competenze coerenti con i fabbisogni reali del mercato. È qui che si inserisce anche una delle sfide richiamate da Rizzetto nel corso dell’incontro: non soltanto formare talenti, ma riuscire a trattenerli, creando nei territori opportunità capaci di trasformare le competenze in prospettive concrete.
I dati presentati da Massimo Temussi, Direttore generale delle Politiche attive del lavoro, dei servizi per il lavoro e degli incentivi all’occupazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, mostrano quanto questa esigenza sia concreta. Tra il 2025 e il 2029 il fabbisogno occupazionale è stimato tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori, mentre il 46,1% delle assunzioni programmate risulta di difficile reperimento. Formazione tecnico-professionale, IeFP, sistema duale e collaborazione con il tessuto produttivo diventano quindi leve fondamentali per ridurre il mismatch e trasformare il potenziale delle persone in competenze spendibili.
Negli ultimi anni il sistema duale ha già conosciuto una crescita rilevante: gli iscritti sono passati da 37.866 nell’anno formativo 2019-2020 a 129.031 nel 2024-2025. Anche gli esiti occupazionali raccontano una filiera che riesce a costruire un ponte concreto verso il lavoro: a tre anni dal titolo lavora il 67,7% dei qualificati IeFP e il 71,5% dei diplomati, mentre negli IFTS l’occupazione supera il 70% già a dodici mesi.
La questione aperta è ora trasformare i risultati raggiunti durante la fase straordinaria del PNRR in una politica strutturale: risorse più stabili, programmazione pluriennale, maggiore uniformità territoriale, infrastrutture formative adeguate e un rapporto sempre più solido con il mondo produttivo.
Ma parlare di futuro della formazione professionale significa anche interrogarsi sul tipo di società e di lavoro che si vuole costruire.
Nel suo intervento, la senatrice Mariastella Gelmini ha riportato il confronto alla centralità della persona e alla necessità di ricostruire una comunità educante capace di accompagnare i giovani in una fase segnata da nuove forme di disagio e da trasformazioni tecnologiche sempre più rapide.
Proprio nella stagione dell’intelligenza artificiale, ha sottolineato, c’è ancora più bisogno dell’umano: di educazione, di relazioni autentiche, di luoghi di socialità e di adulti capaci di accompagnare. La tecnologia non può essere semplicemente subita, ma deve essere conosciuta e governata, preparando i ragazzi già durante il percorso formativo e mantenendo fermo il principio di un’innovazione al servizio della persona.
Allo stesso tempo, resta da superare definitivamente quel pregiudizio culturale che per anni ha fatto percepire la formazione professionale come una scelta di “serie B”. La IeFP ha invece dimostrato di poter costruire buona occupazione, dialogare con le imprese, sostenere il saper fare italiano e offrire a tanti giovani un percorso maggiormente coerente con capacità, interessi e aspirazioni.
Su questo stesso terreno si è inserito il contributo di Alberto Lenzi, Assessore della Regione Toscana con deleghe anche a lavoro e formazione, che ha richiamato una contraddizione ormai evidente: mentre molte imprese faticano a reperire professionalità tecniche e manuali, quelle stesse professioni continuano talvolta a essere percepite come meno attrattive rispetto ad altri percorsi. La IeFP può contribuire a colmare proprio questa distanza, restituendo valore a mestieri che richiedono competenza, specializzazione e qualità e costruendo un collegamento sempre più stretto tra formazione e fabbisogni dei territori.
Il tema della pari dignità è stato ripreso anche da Don Giuliano Giacomazzi, Presidente nazionale di FORMA, che ha posto l’accento sulla necessità di riconoscere pienamente il valore della formazione professionale all’interno del sistema educativo e sociale del Paese. Pari dignità significa riconoscere i percorsi, le qualifiche e le competenze, ma anche il valore educativo di una filiera che spesso riesce a intercettare giovani che hanno bisogno di tempi, linguaggi e modalità di apprendimento differenti.
Ed è proprio qui che il confronto ha ritrovato la sua radice più profonda.
A chiudere l’incontro è stata Suor Manuela Robazza, Presidente nazionale di CIOFS-FP ETS, che ha scelto due parole capaci di tenere insieme tutti i temi emersi: “Mi fido di te”.
Molti ragazzi arrivano alla IeFP portando con sé il peso di un fallimento o la sensazione di non essere stati riconosciuti dal sistema tradizionale. La formazione professionale può offrire loro qualcosa di diverso: un laboratorio, uno stage, un maestro e soprattutto qualcuno che sappia riconoscere ciò che sono capaci di fare “con le mani e con la testa”.
La IeFP del futuro deve essere quindi una rete capace di raggiungere chi rischia la dispersione, chi ha bisogno di una seconda possibilità, chi apprende in modo differente e chi deve reinventarsi nel corso della propria vita.
E deve poterlo fare con strumenti adeguati: finanziamenti certi e strutturali, laboratori innovativi, tecnologie capaci di affiancare e non sostituire il valore delle persone, un rapporto forte con le imprese e la piena convinzione che sapere e saper fare debbano parlare la stessa lingua.
Dentro questa visione c’è però un protagonista che non può rimanere sullo sfondo: il formatore.
Sono i formatori, ogni giorno, a dare concretezza a molte delle parole pronunciate durante l’incontro: orientamento, inclusione, personalizzazione, innovazione, competenze, rapporto con il lavoro. Sono loro ad accompagnare un ragazzo nel passaggio dall’incertezza alla consapevolezza delle proprie capacità, a riconoscere un talento prima che diventi evidente, a trasformare un laboratorio in un luogo di apprendimento e di crescita.
Per questo, lavorare sulla IeFP del futuro significa anche continuare a lavorare per dare al loro ruolo educativo e professionale il giusto riconoscimento, valorizzandone responsabilità, competenze e necessità di aggiornamento continuo. Gli stessi dati presentati durante l’incontro indicano nel tutoraggio, nella personalizzazione e nell’orientamento al lavoro alcuni degli elementi che contribuiscono al successo formativo e al contrasto della dispersione.
Da Roma emerge così una prima traccia del lavoro che continuerà al 38° Seminario Europa: ridurre i divari territoriali, stabilizzare le risorse, rendere più efficace l’orientamento, rafforzare l’alleanza con le imprese, governare l’intelligenza artificiale senza perdere la centralità della persona, riconoscere pienamente il valore della formazione professionale e di chi ogni giorno la rende possibile.
E, soprattutto, fare in modo che nessun talento venga perso.
Perché la IeFP del futuro non dovrà chiedersi soltanto quanti giovani riuscirà a formare, ma, come ha ricordato Suor Manuela, “quanti talenti riusciremo a fiorire”.
Ed è forse proprio questa la sfida più grande: farli crescere, riconoscerli e creare le condizioni perché possano restare, contribuire e costruire il proprio futuro nei territori.