Il crollo del muro di Berlino: 1989-2019

Il crollo del muro di Berlino: 1989-2019

Trent’anni fa cadeva il muro di Berlino. Un anniversario importante simbolo della necessità di abbattere i muri che separano i popoli e le nazioni, ma anche quelli che dividono chi la pensa diversamente, o i ricchi dai poveri, o le etnie e le razze. Impariamo da questo anniversario la lezione fondamentale per la storia dell’umanità: abbattiamo i muri, costruiamo ponti di incontro.
La notte del 9 novembre 1989 fu la notte più lunga della storia per il popolo tedesco, ma anche per tutta l’Europa, per il mondo intero.
È importante raccontare questa storia alle nuove generazioni, è importante dedicare tempo e passione per far sapere ai ragazzi che non molti anni fa si costruì un muro di cemento e filo spinato lungo 100 chilometri. Fu costruito per impedire che i giovani di Berlino est fuggissero a Berlino Ovest. Fu costruito dopo che 2 milioni e mezzo di persone oltrepassarono il confine. Divise le famiglie, gli amici, le generazioni. 5000 persone riuscirono a oltrepassarlo, ma altri 5000 furono arrestati e più di 200 morirono nel tentativo di scavalcare quel terribile muro.
Era una sera piena di nebbia e di freddo. Alle 18,30 un importante funzionario della Germania orientale, Schabowski durante una conferenza stampa fu messo così tanto sotto pressione dalle domande dei giornalisti e si trovò in una tale confusione che fece un annuncio storico, e completamente sbagliato: spiegò confusamente che il governo aveva appena approvato un nuovo regolamento che rendeva possibile per ogni cittadino della Repubblica Democratica Tedesca uscire attraverso i posti di confine della stessa. In altre parole, senza alcun preavviso e con molta incertezza, il portavoce del governo tedesco sembrava stesse dicendo a decine di giornalisti di tutto il mondo che il muro di Berlino era caduto. Incalzato dai giornalisti presenti, Schabowski aggiunse che le nuove misure avevano effetto «immediato». Alle 20 i telegiornali davano l’annuncio e immediatamente la gente raggiunse il muro sia nella Berlino Est sia a Berlino Ovest.
Nello stesso tempo il tenente colonnello della guardia di frontiera Harald Jäger stava mangiando in una mensa ufficiali davanti alla televisione. Quando al notiziario sentì Schabowski si alzò immediatamente per raggiungere il suo posto di confine: decine e decine di persone si accalcavano sempre più numerose accanto ai posti di blocco. Non sembrava una folla minacciosa, ma alle 21 quando le guardie stavano per entrare nel panico Jäger chiamò i superiori e chiese cosa dovesse fare. Nessuno osava dare il comando di disperdere la folla. Alle 23.30 la folla era oramai incontrollabile e Jäger prese l’unica decisione che a quel punto gli sembrava possibile. Senza istruzioni dai suoi superiori, diede ordine ai suoi uomini di aprire i varchi tra Berlino est e Berlino ovest.
Così il muro di Berlino cadde per l’errore di un ministro della Germania orientale durante una conferenza stampa e il buon senso di una guardia di frontiera. Le prime martellate per distruggere il muro furono della gente. Grazie a quella notte la storia cambiò il suo corso.