Il 60% dei lavori cambierà

Il 60% dei lavori cambierà

Come sta cambiando il mondo del lavoro alla luce delle nuove tecnologie?

Automi e dispositivi tecnologici ci ruberanno il lavoro?

Queste sono le domande che riguardano e tormentano sempre più sia chi si accinge a entrare nel mondo del lavoro, sia chi opera in prima linea nella formazione e orientamento.

Per delineare la direzione in cui sta posizionandosi il mercato del lavoro, si è tenuta una diretta che è stata trasmessa il 4 marzo sul sito web del Sole 24 Ore.

Il «Forum sul lavoro del futuro e le nuove competenze», organizzato dal Sole 24 Ore in collaborazione con EY (Ernst & Young), annovera tra i partecipanti, importanti e celeberrimi esponenti del mondo del lavoro, formazione e cultura. Tra essi: Donato Iacovone amministratore delegato di E&Y, Domenico Parisi (Presidente Anpal), Gianmario Verona (rettore dell’università Bocconi), Elisabetta Ripa amministratore delegato di Open Fiber, Barbara Cominelli direttore marketing e operation di Microsoft Italia e Eugenio Sidoli, amministratore delegato di Philip Morris Italia.

Ma quali saranno le nuove competenze richieste dalle imprese?

Il mercato del lavoro sta attraversando una fase di profondo cambiamento legato alle nuove tecnologie ed oggi è forte l’esigenza di “riformare” le competenze, con aggiornamenti frequenti (massimo 6 mesi).

Però il nostro Paese, secondo Iacovone, «è imbrigliato in una trappola di bassa crescita e bassa competitività, dove le condizioni del mercato del lavoro, seppure in graduale miglioramento, dimostrano che una quota importante del capitale umano è inutilizzata». Tra i principali freni vi è certamente la carenza di investimenti in innovazione e ricerca e la scarsa specializzazione nei settori high-tech.

Ha sottolineato Gianmario Verona, rettore dell’università Bocconi di Milano: «Occorre fare innovazione di processo perché la tecnologia digitale cambia le modalità con cui si trasferiscono i contenuti e diventa sempre più importante utilizzarla».

È importante precisare che non c’è la necessità di avere una formazione per forza universitaria, bensì il vantaggio di conseguire una specializzazione prima, invece di seguire un tradizionale percorso accademico.

Tra i lavori con domanda crescente saranno quelli in cui vi è un alto impiego di tecnologia (analisti di dati, sviluppatori di software e applicazioni, esperti di social ed eCommerce, specialisti in machine learning e intelligenza artificiale, esperti di automazione, designer di interazione uomo-macchina, ingegneri robotici, esperti di big data) o lavori in cui sono richieste doti specificamente umane (addetti al servizio clienti, venditori, specialisti di marketing, training, cultura, organizzazione e innovazione).

I motori di questa nuova rivoluzione industriale sembrano essere principalmente quattro: gli sviluppi di Internet (sempre più presente e sempre più veloce), le innovazioni tecnologiche nel campo dell’intelligenza artificiale, l’uso sempre più diffuso dei big data e lo sviluppo della cloud technology, cioè la distribuzione sempre maggiore di servizi attraverso Internet.

Per essere in grado di gestire quest’ondata di innovazione ci sarà bisogno di nuove competenze e conoscenze: sarà fondamentale formare e aggiornare i lavoratori affinché possano essere in grado di gestire il cambiamento del lavoro e il progresso tecnologico.