I nostri ragazzi fragili e schietti

I nostri ragazzi fragili e schietti

È stata davvero una giornata intensa: all’inizio con i ragazzi e per finire con i genitori, passando attraverso i formatori del CFP “Don Bosco” di Padova.

La domanda che come un filo rosso, ci ha accompagnato tutto il giorno era questa: cosa sognano, cosa portano nel cuore, cosa ci domandano i ragazzi, adolescenti, mascherati di sicurezza, dal cuore fragile e investiti dalle emozioni che li travolgono?

I ragazzi hanno dimostrato che davvero si ritrovavano pur dentro un vulcano di esempi: era il loro ritratto, quello che veniva tratteggiato: il cambiamento fisico, il rapporto con un corpo, le cotte, le insicurezze, le bugie per apparire, le paure…

Così si sono poi interrogati i formatori, alla ricerca di percorsi tra amorevolezza e regole, in una stagione culturale dai paradigmi totalmente cambiati, dove tra i mille stimoli, gli adolescenti non riescono a trovare la loro libertà.

E, alla fine del giorno, sono stati i genitori a misurarsi con le difficoltà dei propri figli, tesi tra la domanda di amore e sicurezza e la voglia di autonomia.

In mezzo tutte le strategie per coniugare libertà e realtà, sogno e desiderio, paura e voglia di crescere.

Ricette certo non ce ne sono.

Generare il futuro è oggi un travaglio che ci preoccupa tanto da non riuscire a vedere la vita che piano piano nasce.

Ci vuole la malattia di don Bosco: quella di scommettere sempre che nel cuore di ogni giovane c’è un angolo di bene, che porta frutto se coltivato.

Ci vuole il coraggio di dire a ogni adolescente: Tu puoi domani essere migliore di oggi.