Francesco apre la Porta santa del Giubileo in Africa

Ultima modifica: 16 dicembre 2015

d0fa3e3ca63dd858d56a916782634d7f-U10175353656XKG--258x258@IlSole24Ore-WebLa porta della cattedrale di Bangui nella Repubblica Centrafricana, un continente ferito, la porta santa della basilica di San Pietro, quella delle altre basiliche romane, delle cattedrali delle diocesi del mondo, dei santuari e chiese dove si raccolgono pellegrini, giovani, anziani, malati, sofferenti, si apre nel segno reciproco della misericordia, della accoglienza, del perdono e della pace. La porta santa è un segno ma richiama allora luoghi dove arrivano le ferite dell’umanità ma anche dove si ringrazia per la serenità e i doni che ci vengono offerti e le esperienze belle vissute. Ma Francesco ha guardato anche ad altri luoghi dove c’è una porta santa, luoghi dove le persone vivono le loro povertà, il loro dolore: gli ospedali, le carceri e perché non, direbbe Francesco, la porta della casa dove famiglie vivono le loro tragedie o le loro gioie quotidiane, le baraccopoli del mondo dove si consumano vite fugaci e al limite… La porta santa è la porta dell’umanità non necessariamente credente o praticante, non necessariamente cristiana. “Dove c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla…” dice Francesco. L’apertura della porta santa non è allora una cerimonia, di un rito qualunque, è un gesto semplice e sacro poiché accoglie le preghiere vissute, non dette dell’umanità.

Questa dimensione sacra, parte costitutiva della persona, è necessario ricercarla, riconoscerla e accoglierla dovunque essa si trovi nelle esperienze umane e riconsegnarla ai giovani. Anche questo è un compito dell’educazione.

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