Confindustria ORIENTAGIOVANI

Confindustria ORIENTAGIOVANI

Si è svolta il 22 gennaio scorso, all’Auditorium della Tecnica di Confindustria, la 25ª edizione di ORIENTAGIOVANI.  Quest’anno per la prima volta sono stati invitati i cfp che fanno riferimento a FORMA. Una bella esperienza per più di un centinaio di ragazzi dei cfp di Roma (Ciofs-fp, Cnos-fap, Engim, Endofap) in cui sono stati riportati i dati di una Ricerca di Confindustria sul fabbisogno delle imprese nel triennio 2019-2021 in 6 settori chiave del made in Italy: saranno poco meno di 193mila i posti di lavoro a disposizione nei settori della meccanica, dell’ICT, dell’alimentare, del tessile, della chimica e del legno-arredo, sei tra i settori più rilevanti del Made in Italy. Gli imprenditori cercano con urgenza figure professionali che in 1 caso su 3 sono di difficile reperimento vista la scarsità complessiva dell’offerta formativa che è carente soprattutto per le competenze tecnico-scientifiche medio-alte.

 

“Questi dati dimostrano che l’impresa del futuro ha bisogno dei giovani, per questo serve un grande piano d’inclusione”, ha commentato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. “Serve avvicinare il mondo del lavoro alla scuola per aiutare i giovani a fare le scelte giuste. L’Italia – ha conc

luso – non ha materia prime, ma ha capitale umano, conoscenza e talento e su questo dobbiamo puntare per costruire il futuro del paese”.

“Le imprese hanno fame di talento, ma per far venir fuori quello dei giovani c’è bisogno di una formazione aperta all’industria”, ha detto il Vice Presidente di Confindustria per il Capitale Umano Giovanni Brugnoli. “L’invito è quello di scegliere i centri di formazione professionale, le scuole, gli ITS che sono più aperte al mondo del lavoro e che valorizzano il know-how e le tecnologie  delle imprese. La formazione deve tornare al centro dell’agenda del Governo e del paese. Quota 100 non è una misura per i giovani. Forse libererà dei posti di lavoro, ma non risolve il mismatch tra offerta formativa e domanda delle imprese. Con il rischio – ha concluso- di lasciare un vuoto di competenze fin quando non avremo un sistema educativo che permetterà una rapida professionalizzazione”.