CENSIS: a proposito di Europa...

CENSIS: a proposito di Europa...

Il CIOFS-FP ha partecipato il 19 Marzo 2019 alla conferenza su “L’Europa e la lunga storia della sovraregionalità -Un giorno per Martinoli guardando al futuro”, promossa dal Censis nella sede di Roma.

Alla conferenza sono intervenuti: Giuseppe De Rita, presidente del Censis; Stefano Baietti, docente alla Link Campus University; il prof. Andrea Manzella, presidente del Centro Studi sul Parlamento dell’Università Luiss; Paolo Peluffo, segretario generale del Cnel; Paolo Savona, designato presidente della CONOSB e Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis.

M.Valerii ha aperto la conferenza ricordando Gino Martinoli, il quale nel 1963 è stato uno dei fondatori del Censis, assumendo in seguito la carica di presidente. Alla sua figura viene dedicato un annuale appuntamento, che quest’anno ha volto la sua attenzione sul tema dell’Europa e la lunga storia della sovraregionalità.

G.De Rita ha iniziato il dibattito, analizzando un aspetto importante dell’Europa, ovvero la sua frammentazione identitaria, che deriva dalla voglia di sovranismo. L’Europa secondo De Rita, oggi è minacciata dall’alto e non soltanto dall’interno. Il sovranismo etnico, sfocia in prevaricazione della razza bianca su altri popoli.

L’Europa nasce da un’esigenza di mettere insieme valori, interessi e mercati. La cultura della sovraregionalità non nasce in Europa, ma nell’ America rooseveltiana. Fu proprio Roosevelt che seguì un programma politico sovraregionale.

Si deve ai tre padri cattolici dell’Europa: De Gasperi, Schuman e Adenauer, la nascita del primo progetto europeo. Essi furono accomunati dagli ideali cristiani di dignità della persona, solidarietà e sussidiarietà. Federalismo e giustizia sociale si rifanno a quei valori universali affermati dai trattati europei fino ad oggi.

L’Europa ha visto sorgere dei meccanismi di unificazione di scopo: CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio, nel 1851); la CED (Comunità europea di difesa, nel 1952) e l’EURATOM (Comunità europea dell’energia atomica, nel 1957).

L’unificazione europea ha creato un mercato comune, un’amministrazione europea, delle direttive europee e delle normative europee, ma non ha dato origine alla nascita di una sua identità.

La conferenza prosegue con una riflessione dell’ingegnere Stefano Baietti, docente alla Link Campus University. Egli si sofferma sul concetto di “meccanismo identitario”, affermando che l’identità europea esiste, ma non esistono i meccanismi identitari. Secondo Baietti “Abbiamo fondato già diversi mattoni sulla costruzione sovranazionale ma essi non hanno funzionato”. A testimoniarlo è un rapporto del Centrum für europäische Politik, uscito a febbraio 2019, dal titolo: “Euro, dopo vent’anni, vincitori e perdenti”, che stima in 23mila euro pro capite l’impatto positivo della moneta unica per i tedeschi tra 1999 e 2017. La Germania e i Paesi Bassi hanno tratto enormi benefici dall’euro nei vent’anni trascorsi dalla sua introduzione, mentre per quasi tutti gli altri membri la moneta unica ha rappresentato un freno alla crescita economica. E l’Italia è il Paese in cui la moneta unica ha avuto i maggiori effetti negativi.

Andrea Manzella, presidente del Centro Studi sul Parlamento dell’Università Luiss, è d’accordo con Baietti, sull’esistenza di una identità europea e sottolinea anch’egli la mancanza di meccanismi per farla emergere: “La storia europea comincia nell’art.11 della nostra costituzione, in cui per la prima volta al mondo si ammettono possibilità di limitazioni alla sovranità statale. Egli conclude: “Bisogna incrementare le istituzioni le quali hanno una propria reattività, ovvero una propria capacità di reagire, preferendole dunque, alle regole, siano esse rigide o flessibili”.

Paolo Peluffo, segretario generale del Cnel, ha trattato il tema delle politiche economiche: “Nell’Unione Europea c’è stata la tendenza di tradurre le politiche economiche in trattati.  Nonostante si stia vivendo un momento molto critico su alcune politiche europee, non si può generalizzare su una possibile crisi del progetto europeo”. Inoltre, Peluffo, avendo preso parte al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, riferisce di averne rivisto  i regolamenti interni per renderli più agili e moderni, istituendo la possibilità di fare consultazioni pubbliche. La prima consultazione pubblica adottata è stata sulla politica dell’unione europea. Peluffo conclude il suo discorso, affermando che il sovranismo fa parte della storia europea ed ha il compito di aiutarci a non dimenticare che l’Unione europea non ha cancellato gli stati, ma si serve di essi per coesistere.

Paolo Savona, designato presidente della CONOSB, esperto in politica economica, sostiene che l’Europa sia affetta da “apolia e antinomia”; la prima si riferisce ad un problema che non ha soluzioni, la seconda si riferisce ad un problema di cui non possiamo disfarci”. Secondo Savona, l’unica soluzione per riuscire a disfarsi sia dall’apolia che dall’antinomia, è la partecipazione dei giovani al progetto Erasmus, che crea un meccanismo identitario. Egli conclude il suo intervento, spiegando i motivi che lo hanno spinto a scrivere il libro: “Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa”. Il documento contiene una seria di proposte per completare l’architettura istituzionale europea e correggere le politiche attualmente seguite, aprendo un dialogo intraeuropeo nell’ambito di un Gruppo di lavoro ad alto livello composto dai rappresentanti degli Stati membri e della Commissione per offrire ai cittadini europei maggiori opportunità di crescita economica e di benessere sociale.

De Rita chiude il convegno, rivolgendo agli ospiti una domanda: ”L’Europa di fronte ad una crisi di disarticolazione interna, resisterà o non resisterà?. Da buon continuista, De Rita risponde: “l’Europa ce la farà”!